Ci sono mobili che sembrano trattenere il respiro, imprigionati sotto strati di vernice che non appartengono loro, finché non trovano la mano giusta per tornare a cantare .
Quando ho posato gli occhi su questo comodino in un mercatino, era avvolto in un bianco e oro perlescente che appariva freddo, quasi "plasticoso" al tatto.
Sotto quella maschera così poco autentica, però, sentivo pulsare un’anima classica che chiedeva solo di essere liberata.
Il mio lavoro è stato un lento spogliarlo del superfluo per ritrovare l’essenza.
Ho scelto il tortora chiaro per la scocca, una tonalità che sa di terra e di calma, e un panna morbido per il piano, come una tela bianca pronta a ricevere un racconto.
Sui fianchi e sui frontali dei cassetti, le cornici sono diventate piccoli giardini segreti:
ho applicato una carta da parati floreale effetto acquerello, dove i petali sembrano quasi dissolversi , portando freschezza senza mai urlare.
Sul piano, lo stencil calligrafico riprende il colore della struttura, trasformando una superficie d'appoggio in un manoscritto d'altri tempi.
E per finire, come un raggio di sole che sfiora i profili all'alba, la cera oro ha impreziosito le modanature e i pomelli, regalando profondità e quel tocco di nobiltà ritrovata.
Oggi questo comodino non è più un oggetto anonimo da mercatino; è un pezzo che sussurra storie di giardini e di eleganza, pronto a vegliare sui sogni di chi saprà amarlo.





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